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Ovidio


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autore
brano
 
Apuleio
Della magia, 19
 
originale
 
[19] an tibi Claudius Maximus idoneus auditor uidetur ad irridendam paupertatem, quod ipse uberem et prolixam rem familiarem sortitus est? erras, Aemiliane, et longe huius animi frustra es, si eum ex fortunae indulgentia, non ex philosophiae censura metiris, si uirum tam austerae sectae tamque diutinae militiae non putas amiciorem esse cohercitae mediocritati quam delicatae opulentiae, fortunam uelut tunicam magis concinnam quam longam probare; quippe etiam ea si non gestetur et trahatur, nihil minus quam lacinia praependens impedit et praecipitat. etenim [in] omnibus ad uitae munia utendis quicquid aptam moderationem supergreditur, [h]oneri potius quam usui exuberat. igitur et inmodicae diuitiae uelut ingentia et enormia gubernacula facilius mergunt quam regunt, quod habent irritam copiam, noxiam nimietatem. quin ex ipsis opulentioribus eos potissimum uideo laudari, qui nullo strepitu, modico cultu, dissimulatis facultatibus agunt et diuitias magnas administrant sine ostentatione, sine superbia, specie mediocritatis pauperum similes. quod si etiam ditibus ad argumentum modestiae quaeritur imago quaepiam et color paupertatis, cur eius pudeat tenuioris, qui eam non simulata[m], sed uere fungimur?
 
traduzione
 
E pare a te che Claudio Massimo sia uomo adatto ad ascoltare i tuoi scherni sulla povert? per il fatto che egli ha sortito un prospero e copioso patrimonio? Sbagli, Emiliano: tu sei ben lontano da quest'anima, se la misuri secondo i favori della fortuna, non secondo i severi principi della filosofia; se un uomo di tanta austera disciplina filosofica e di cos? lunga milizia, non credi sia pi? amico di una contenuta temperanza che di una raffinata opulenza e si compiaccia della fortuna come di una tunica piuttosto proporzionata che lunga: giacch? anche essa, la fortuna, se invece che portata ? trascinata, cos? come un lembo che penda gi?, impaccia e fa cascare. Fra tutte le cose necessarie agli usi della vita tutto quanto sorpassa la giusta misura ? piuttosto di aggravio che di vantaggio. Le ricchezze smodate come ingenti ed enormi timoni fanno pi? facilmente affondare la nave, anzi che dirigerla per la sua rotta, perch? hanno un'abbondanza inutile e una sovrabbondanza nociva. E tra la gente pi? ricca vedo che sono soprattutto lodati quelli che, silenziosi e modesti, dissimulate le loro fortune, vivono amministrando i loro grandi beni senza ostentazione n? superbia, per la semplicit? delle loro maniere, simili ai poveri. Ora, se anche i ricchi, per prova di modestia, vagheggiano una certa apparenza e un tal colore di povert?, perch? dovremmo arrossirne noi che, in pi? umile condizione, sopportiamo una povert? non simulata ma reale?
 

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